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3 Marzo 2026

Reporting di Sostenibilità (CSRD): estensione dell’obbligo alle PMI quotate nel 2026

L’anno 2026 segna uno spartiacque decisivo per la compliance ESG in Europa: l’obbligo di redigere il Reporting di sostenibilità CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) si estende ufficialmente alle Piccole e Medie Imprese (PMI) quotate sui mercati regolamentati. Questa transizione trasforma la rendicontazione non finanziaria da strumento volontario a requisito di legge, imponendo l’adozione dei nuovi standard semplificati ESRS LSME. Prepararsi tempestivamente è cruciale non solo per la conformità normativa, ma per mantenere la competitività all’interno delle catene di fornitura (Scope 3) e garantire l’accesso al credito.

Il perimetro normativo: chi entra in gioco nel 2026

Con l’inizio dell’esercizio finanziario 2026, la direttiva CSRD compie il suo terzo passo attuativo. Dopo aver coinvolto le grandi imprese di interesse pubblico e le grandi aziende non quotate, il perimetro si allarga alle PMI quotate. Queste realtà sono ora tenute a raccogliere i dati relativi all’esercizio 2026, per poi pubblicare il loro primo Reporting di sostenibilità CSRD nel 2027. La norma prevede la possibilità di un periodo transitorio (opt-out) fino al 2028, ma richiede una giustificazione esplicita all’interno della relazione sulla gestione.

Per agevolare questo segmento aziendale, l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha sviluppato gli ESRS LSME (Listed SMEs), standard proporzionati e semplificati rispetto a quelli delle grandi imprese. L’obiettivo è alleggerire l’onere amministrativo senza compromettere la qualità e la comparabilità delle informazioni su impatti ambientali, sociali e di governance (ESG).

Impatto sulla catena del valore e accesso al credito

Anche per le PMI non quotate, il 2026 rappresenta un anno di svolta per effetto a cascata (“trickle-down effect”). Le grandi imprese già soggette alla CSRD devono rendicontare le emissioni e gli impatti lungo tutta la loro catena del valore (Scope 3). Di conseguenza, richiederanno ai propri fornitori (spesso PMI non quotate) dati precisi e verificabili. Non disporre di un sistema di raccolta dati adeguato significa rischiare l’esclusione dalle supply chain più qualificate.

Inoltre, il Reporting di sostenibilità CSRD si intreccia in modo indissolubile con le dinamiche del credito. Le linee guida dell’EBA (European Banking Authority) impongono agli istituti di credito di valutare i rischi ESG dei propri portafogli. Le aziende in grado di fornire dati strutturati e conformi agli standard beneficeranno di un rating bancario migliore, traducendosi in un accesso al credito più agevole e a tassi più vantaggiosi.

TABELLA DI SINTESI: perimetro e tempistiche di applicazione CSRD

Soggetti Obbligati Anno di Esercizio (Raccolta Dati) Anno di Pubblicazione Report
Grandi imprese di interesse pubblico 2024 2025
Grandi imprese non quotate 2025 2026
PMI quotate (con opzione opt-out) 2026 2027

Sintesi operativa: preparazione strategica alla compliance ESG

  • Verifica del perimetro: Valutare l’assoggettabilità diretta (PMI quotate) o indiretta (fornitori di aziende obbligate).
  • Gap Analysis: Condurre un’analisi di doppia materialità per identificare i temi ESG rilevanti per il proprio modello di business.
  • Integrazione dei dati: Implementare sistemi di raccolta dati robusti, preparandosi alla limited assurance (revisione limitata) obbligatoria sul report.

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